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AMARCORD. Lazio – Roma 0 – 1, 1937. La punizione di Mazzoni e i carabinieri in campo

Amarcord in vista del Derby.

21 Febbraio, 1937. C’era ancora Mussolini e il Regime. Quello che t’accollava la malsana idea di italianizzarti il nome, se straniero. Tipo Jozsef Violak. Jozsef Violak era un quarantunenne ungherese emigrato in Italia nel 1922, quando fu chiamato dallo Spezia. Giovanni Viola, per le radiocronache e le magliette. Mussolini voleva così. Roba da nazionalismo fomentato. Il buon Giovanni Viola era l’allenatore della Lazio, in quel 1937. La gente laziale – poca a dire il vero – lo pregava. Sì, lo giuro. Lo pregava perché la Roma, negli scontri diretti fin lì giocati, era a quota dieci vittorie contro la sola, unica, triste, vagamente dispersa qua e là negli almanacchi, della Lazio.

Era la Roma di Masetti, Fusco, Bernardini. Dottore. La Roma Testaccina, la Roma del primo tifo, la Roma a cui nonno s’è innamorato e che poi ha divulgato a papà. E papà a te. La Roma del bianco e nero, poco grigio. Infondo, sugli spalti non lo trovavi un seggiolino – grigio – libero. La Roma da museo, da fotografia. La Roma dei cimeli, i guantoni in pelle e una palla dura come il marmo. La Roma, tutto. La Roma che, per l’ennesima volta vince, perché il Derby è cosa nostra.

In sé la partita non è granché. Piuttosto scialba. La Roma la sblocca al minuto 74, punizione di Mazzoni. Roba che ammazza il poveretto; laziale s’intende. Al biancoceleste Viani rode ‘na cifra. S’azzuffa col romanista Subinaghi. Si menarono per davvero. Ne uscì una rissa che toccò chiamare i carabinieri. I carabinieri scesero sul terreno di gioco, armati di manganelli e poco altro.

  • Scorrettezze e durezze non represse con sufficiente energie hanno costellato tutto l’incontro che si è chiuso con un burrascoso episodio, titolò Il Littoriale, la mattina del 22 Febbraio.

Tutta roba che ai vecchi Basilone, D’Angelo o Gabrielli susciterebbe l’ira di Dio. Forse. Perché poi, vedere i carabinieri in campo per due o tre pugni tra calciatori romanisti e laziali è quanto di più romantico e tradizionale un derby c’ha da offrire. Invece, il buon Giovanni Viola durò sulla panchina della Lazio per tre stagioni. Senza mai vincere un derby. La gente lo pregava, sì.

 

 

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