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  • RISULTATI LIVE SERIE A, Stagione 2016 - 2017

Editoriale. De Rossi: “La differenza con la Juventus la fanno questi pareggi” vs. Nainggolan: “+4 o +2 cambia poco”. La strada è una sola…

L'obiettivo è e deve essere la vittoria, la necessità e l'urgenza di portare a casa un trofeo, e tra la Roma e il successo c'è la stessa distanza che c'è fra le parole di De Rossi e quelle di Nainggolan.

Può sembrare un dettaglio, ma le dichiarazioni di Nainggolan e De Rossi al termine di Empoli-Roma vanno in direzioni completamente diverse. Quasi opposte. E’ su questi dettagli che si fonda la mentalità vincente, che non è un concetto astratto da deridere o sottovalutare, com’è capitato nelle ore successive al pareggio di ieri nelle varie radio. “Ora si riparlerà di mentalità vincente, ma è soprattutto questione di culo“, questa frase è andata per la maggiore ed è il simbolo dell’inadeguatezza di questa piazza, ormai poco incline alla critica (costruttiva, sia chiaro), alla quale si risponde, da diktat societario, con luoghi comuni circa interessi più o meno loschi, voglia di “distruggere la Roma” e quant’altro. La squadra Giallorossa vive ormai una realtà ovattata, con dirigenti che in tutti questi anni hanno fatto di tutto per deresponsabilizzare i giocatori, proteggendoli continuamente. L’ammissione è arrivata proprio da un (ex) dirigente della Roma, ma su questo torneremo dopo.

Ovvio, c’è un problema legato ad alcuni comunicatori. Ci sono personaggi di dubbia levatura morale che non perdono occasione per affondare colpi sulla Roma, ma ci sono anche personaggi che fanno il lavoro opposto e se i primi non fanno il bene della Roma, non lo fanno neanche i secondi. E chi dice che va sempre tutto bene, che ieri se la prende con Skorupski, che parla di campo e quant’altro, sorvolando sul fatto che la Roma abbia concretamente tentato di vincere la gara solo pochi minuti dopo il fischio d’inizio e quando al fischio finale mancavano pochi minuti, aiuta la Roma a mettere in dubbio anche il secondo posto, non solo le possibilità di tentare l’assalto al primo.

Ormai, a Roma, twittare o scrivere un post su Facebook che va in direzioni opposte a “quella giusta” diventa la via più facile per diventare “nemici della Roma“, “gente che esce solo quando la Roma perde“, “tifosi 2.0“, “gente che gode delle difficoltà della Roma“. E questa mentalità (sbagliatissima) è figlia di un messaggio che la società della Roma porta avanti da anni. “A Roma vincere o perdere non fa differenza ed è il mio peggior fallimento“, ha detto Walter Sabatini. Ecco di cosa parlava, a ragione.

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Il punto focale della gara di ieri, pareggio deludente e disastroso per quelle che erano le aspettative e per quelli che erano i valori in campo, sta nelle dichiarazioni post-gara. Daniele De Rossi, leader di questa Roma, i cui colori difende da 15 anni, ha detto senza giri di parole: “Sono questi pareggi che fanno la differenza con la Juventus, i due punti persi oggi e contro il Cagliari. Killer instinct? Ci sono modi romani per dirlo…“. E’ senz’altro questo il messaggio giusto, detto dal giocatore giusto: se non si vincono queste partite, raggiungere la Juventus è impossibile, perché i bianconeri queste partite le vincono. Soffrono? Non hanno un bel gioco? Come ha detto Allegri (che i trofei non sa più dove metterli): “A fine anno si premia il primo classificato, non chi ha giocato meglio“. Radja Nainggolan, invece, ha rilasciato dichiarazioni inaccettabili per una squadra come la Roma: “+4 o +2, cambia poco, il campionato è lungo“. Dicendo questo, Radja dimostra di non aver capito cosa differenzia Roma e Juventus e quando si ha un problema (forse atavico, ma se la storia ci condannasse – e non è così – faremmo meglio a cambiare sport) il primo passo per superarlo è riconoscere di averlo.

Roma e Juventus hanno iniziato a 0 punti, i bianconeri hanno perso due partite e hanno vinto tutte le altre, la Roma ne ha perse due e ne ha pareggiate altre due, la Roma era a -2 e ora a -4: non sono un problema soltanto i 4 punti, ma anche il modo in cui sono arrivati. La Juventus non butta (quasi) mai punti, va dritta come un treno, la Roma balbetta e puntualmente spreca occasioni d’oro. Fra 2 e 4 punti c’è un oceano di concetti che alla Roma sfuggono. Alla Roma per fare 3 punti serve un’impresa (Spalletti: “Dobbiamo essere bellissimi, non basta esser belli“), alla Juventus l’impresa (degli avversari) serve per non farli, i 3 punti.

La famosa “mentalità”. derisa da molti addetti ai lavori. la portano i giocatori: quei giocatori che entrano in campo con l’unico obiettivo di vincere, che non sono mai sazi, che non si accontentano del bel tiro, come fa la Roma e come ammesso dallo stesso Spalletti dopo la gara di ieri (“se ci capitano le occasioni pensiamo che tanto ne capiterà un’altra e non andiamo decisi“). Il bel gioco è un accessorio grazioso, è solo uno dei mezzi per arrivare alla vittoria, non un obiettivo da raggiungere e per cui essere soddisfatti quando non si vince. L’obiettivo è e deve essere la vittoria, la necessità e l’urgenza di portare a casa un trofeo, e tra la Roma e il successo c’è la stessa distanza che c’è fra le parole di De Rossi e quelle di Nainggolan.

@MatteoGVitale

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