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EDITORIALE. Un passo indietro. In fatto di punti, anche due. Perdere “meglio” non può e non deve bastare

Editoriale. La Roma compie un passo indietro: a -7, dopo una gara in cui Buffon non ha toccato un pallone

Si direbbe “molto Romanista” chi si ritiene soddisfatto per la gara di ieri sera, ma la verità sta tutte nelle dichiarazioni di Wojciech Szczesny. Le impressioni sono personali, soggettive, impossibile sindacare. I fatti, invece, sono crudeli e spietati, ma anche illuminanti. L’immagine scelta per questo articolo riassume la gara: Edin Dzeko rincorre la palla che sta per essere giocata da Buffon, senza esser mai riuscito a calciare, a impensierirlo, esattamente come la Roma fa con la Juventus. Nessuno mette in dubbio che la maglia sia sudata, nessuno mette in dubbio la volontà dei Giallorossi, ma come ha ammesso lo stesso Spalletti nelle interivste post-gara, alla squadra si chiedeva di più nell’approccio alla gara. Approccio che è stato totalmente “cannato” da De Rossi e compagni, apparsi subito spaventati e impacciati, fino al gol di Higuain. Come se non aspettassero altro, come fossero convinti di dover prendere gol e fosse meglio prenderlo subito, quasi come a togliersi un peso dalle spalle. Fino al 45esimo la Roma non ha certo cambiato marcia, ma almeno ha alzato il baricentro e si è fatta vedere in avanti. Nel secondo tempo, Spalletti toglie Gerson (l’augurio è che l’abbia fatto per la prestazione e non per il giallo) e mette Salah: la Roma cambia faccia, aumenta l’intensità, la squadra si allarga e si allunga, arriva addirittura al tiro, ma a Perotti tremano le gambe nel momento più importante. I minuti passano, la Roma mette da parte le paure e procede per tentativi: ma con il cuore, non con la testa. La Juventus si chiude dietro, per la prima volta nel match, la Roma guadagna molti corner, parecchi dei quali inspiegabilmente sprecati con schemi che non hanno portato neanche al cross. Nei 15′ finali la Roma stringe la Juventus all’angolo, eppure sono i bianconeri a sfiorare il gol, con Szczesny che nei 90′ di gioco ha salvato la Roma dall’ennesima pesante sconfitta allo Stadium.

Diversi (s)punti:

  1. Perdere “meglio” non può e non deve bastare, fortunatamente è una frase detta da tifosi, al massimo da giornalisti, e non dai protagonisti, né giocatori né allenatore. Questi ultimi sono consapevoli di quanto pesante sia stata la sconfitta di ieri sera. Dire che va bene così fa male a questa squadra, come fa male alla squadra dire “un pareggio a Cagliari può starci“, “il Torino quest’anno è forte“, “l’Atalanta ora è ingiocabile“, “l’Empoli si è difesa bene, colpa di Skorupski“. Non averne presi tre può essere una consolazione per chi, in fondo, dentro di sè, non ha davvero fiducia in questa squadra, la quale arrivava allo Stadium con “soli” 4 punti di ritardo ma con il miglior attacco e il capocannoniere della Serie A. La prestazione non ha messo in evidenza nessuna delle due cose. Ed è un problema, da qui il punto 2.
  2. Da mesi lamentiamo l’assenza di “fisicità” e “carattere” della Roma, che puntualmente stecca le partite “sporche”, nelle quali bisogna lottare. E noi come andiamo a giocarcela a Torino, allo Stadium, l’arena per eccellenza dei duelli fisici e della ferocia applicata al calcio? La mettiamo sul fisico e sui duelli individuali? E’ una follia, anche perché, come sarebbe stato facile prevedere, Orsato ha punito con il giallo tutti i primi contrasti duri dei Giallorossi. Normale, allo Stadium funziona così.
  3. Spalletti nelle settimane scorse ha “criticato” Gerson per le sue carenze nei duelli individuali, per la sua mancanza di cattiveria nei duelli, chiedendogli più fisicità. Eppure, nonostante questo, lo schiera titolare con il compito di contrastare un cavallo come Alex Sandro. Questo, tralasciando il fatto che Spalletti negli ultimi tre mesi ha detto in ogni conferenza che non vedeva il ragazzo brasiliano nel ruolo di esterno ma in quello di mediano davanti alla difesa, ruolo in cui lo ha allenato per tutto questo tempo, salvo poi metterlo titolare nel ruolo in cui, parola sua, non lo vede. Tutti sorpresi, Gerson compreso.
  4. La forza della Roma non sta nella rosa, costruita male da Sabatini (come dimostrano gli acquisti di Gerson e la permanenza in rosa di Iturbe, ieri ignorato ancora una volta sebbene il ruolo vacante fosse proprio il suo), non sta nel carattere e nella fisicità, come diciamo da settimane: la forza della Roma sta nell’attacco, in Dzeko (soprattutto), Perotti, Salah ed El Shaarawy. Quest’ultimo è stato ignorato per la formazione ufficiale, salvo poi entrare quando, ha detto Spalletti: “Era finito il momento dell’impatto fisico“. Conveniva forse giocarsela, come in fondo ieri la Roma non ha mai fatto, cercare di aggredire la Juventus come hanno fatto Genoa e Inter (vincendo), puntando sui tuoi punti di forza e non cercando di arginare quelli dell’avversario, perché questo può andare bene contro Real Madrid e Barcellona, non contro la squadra che avresti dovuto battere per aggredire il campionato.

L’impressione, è che ieri sera sia stata la notte dei rimpianti, di quello che poteva essere e non è stato. Perché sì, la Juventus è più forte; sì, Allegri è un grandissimo allenatore; sì, le due rose non sono paragonabili, perché come ha detto Spalletti “se puoi mettere dalla panchina Dybala e Pjanic è tutto diverso“; sì, giocavi allo Stadium. Tutto questo è vero, ma davvero questa Roma non è in grado di costringere Buffon a qualche grande parata? Davvero questa Roma non ha nelle proprie corde almeno 3-4 conclusioni velenose? No, lo ha detto lo stesso allenatore della Roma. “Ne usciamo malissimo, dovevamo fare risultato, dovevamo fare di più“. E’ un’ammissione di colpa, suona quasi come una resa.

Ricordate cosa disse Spalletti dopo Real Madrid-Roma?Complimenti per cosa? Abbiamo perso 2-0. Siamo deboli, alla prima difficoltà non riusciamo a essere la squadra del livello che dovremmo essere. Il Real non sta attraversando un momento bellissimo, in questo momento non è una cosa irresistibile“. La situazione è la stessa di oggi. La Juventus non è irresistibile, o forse lo è e non vogliamo ammetterlo (questo lo scopriremo più in là) ma la Roma l’ha trattata da imbattibile, come se l’unica possibilità di vincere passasse anzitutto dal non prenderle. Nella partita più importante dell’anno, la Roma ha avuto paura di giocarsela come meglio sa fare. E questo è un passo indietro verso la maturià, verso la grandezza che il mister sta cercando. In termini di classifica, poi, i passi indietro sono due: Juventus a +7, con lo scontro diretto a favore. Ora i Giallorossi dovranno vincere tre gare in più dei bianconeri, che negli ultimi anni ne ha perse così poche da far spavento. Servirà un miracolo. E un mercato invernale da 10.

P.S.: se si potesse tornare indietro, siamo sicuri che Sabatini metterebbe i soldi spesi per Gerson e Alisson in un cassetto e li spenderebbe tutti per Wojciech Szczesny. Privarsene sarebbe una follia, per confermarlo servirà un bagno di sangue. Qualcuno faccia follie per Szczesny, per favore.

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