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“Ganar”

Il "cartello" di Monchi e il problema della Roma americana fino a...ieri

Il problema maggiore non è vendere, ma comprare male” e “la Roma non ha un cartello su cui è scritto si vende, ha un cartello in cui c‘è scritto si vince“. I due passaggi salienti della conferenza stampa di presentazione. Qualcuno si sgola (invano, fino a ieri) da anni su questi due punti, posti da Monchi come fondamentali. Non è un caso. Non è un caso che un dirigente esperto e vincente come Monchi abbia dato grande risalto a questi due concetti.

Cinque Europa League (ex Coppa UEFA), due Coppa del Re, una Supercoppa Europea e una Supercoppa di Spagna. E’ il bottino di Monchi durante il suo periodo da direttore sportivo del Siviglia. L’obiettivo di chi scrive questo pezzo, di chi fa informazione e chi ama la squadra non dev’essere quello di cadere nel solito fanatismo tutto romano, quello per cui Sabatini era diventato il Messi dei d.s. e cose simili. Non deve esistere il culto del dirigente, non esistono invincibili. Esistono dirigenti più bravi di altri, vincenti e pragmatici. Ecco cos’è Monchi.

Nessuna rivoluzione filosofica o culturale e nessun neologismo: Monchi ha iniziato la propria carriera romanista parlando di obiettivi reali, concreti, tracciando una linea netta con il passato. Sguardo fermo, parole ponderate e scelte con attenzione, voce risoluta e determinata. Conferenza breve ma piena di contenuti, asciutta. Una novità, a Trigoria.

Tornando a una delle frasi salienti: il problema è “comprare male“. E’ questo il punto più importante. Iturbe comprato a oltre 23 milioni di euro, Doumbia a 15,9 milioni, Gerson a oltre 16 milioni di euro, Bruno Peres a 15 milioni di euro. Fermandosi qui, esce fuori un quadro doloroso e sanguinoso di uno dei grandi problemi della Roma americana fino a…ieri. Ovviamente Sabatini non ha sbagliato tutto, ci mancherebbe, ha portato a casa anche colpi importanti. E’ sbagliato dire “Pallotta è uno straccione” o, com’è più facile leggere, “non ci sono soldi“. No, falso. La Roma non è una società ricca, è evidente, ma Sabatini ha avuto tra le mani tanti soldi ed è per questo motivo che la Roma ha dei vincoli legati al FPF. Il problema è: come li ha spesi?

Per il futuro sarà necessario aumentare i ricavi e fare in modo che non coincidano TOTALMENTE con il player trading, gestire meglio i fondi a propria disposizione ed evitare di svenarsi per giocatori NON richiesti dall’allenatore. Ecco, da qui si ripartirà, come ha spiegato lo stesso Monchi.

Il problema è “comprare male“, che vuol dire:

a. Fornire all’allenatore giocatori non graditi/deboli/inadeguati al contesto tattico;

b. spendere soldi a vanvera, per giocatori che passeranno più tempo in panchina o in prestito che in campo.

Qualcuno si è sgolato per questa causa, ricevendo indietro insulti e pernacchie.

L’obiettivo è “ganar“, come dice il cartello che ieri è stato affisso a Trigoria dal nuovo direttore sportivo. Ovviamente un conto è voler vincere, un altro è vincere e farlo non è facile. Tuttavia, avere ben chiari obiettivi e percorso è un grandissimo passo in avanti. E allora, buon lavoro al direttore Monchi: per una grande Roma e, finalmente, vincente.

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